Cristian Gentile & Elisa Lo Castro

Cristian Gentile & Elisa Lo Castro

Raccontaci qualcosa di te: chi sei, la tua storia, perché ti sei avvicinato al mondo dell'architettura e del design?

Cristian Gentile
Sono entrato nel campo del designer quasi per caso, ho sempre creduto di voler diventare architetto, di quelli “seri” che costruiscono... e invece no! La mia storia mi ha portato verso il design, quello che non costruisce case ma cose, che vuol concretizzare i sogni della gente, penso infatti che il progetto di un mobile possa contenere tutta la qualità della vita, la sfida di un designer stà propio nel rinnovarla giornalmente, verso una nuova tipologia qualitativa.
Dal termine del percoso universitario ho iniziato da subito ad avventurarmi nell’ambito del design del mobile, sono entrato a far parte di uno studio che mi ha dato modo di comprendere a pieno quali siano i processi dell’industrializzazione di un prodotto. Da questo punto di partenza professionale ho cercato sempre di portare a termine qualsiasi progetto di design secondo le mie competenze personali, cercando di crescere e di assorbire pesonalmente e professionnalmente da ogni esperienza che mi trovavo di fronte.
Il dinamismo lavorativo credo sia una delle componenti fondamentali per questa professione, cercando sempre di poter intraprendere nuove strade che possano aprire gli orizzonti, addentrandosi anche in settori del design meno conosciuti, allo scopo di poterne dare una visione sempre personale ed innovativa.

Elisa Lo Castro
Amo lavorare con il colore, giocando con gli abbinamenti cromatici e materici, nonostante reputi la semplicità l'unica caratteristica indispensabile per un buon progetto. Benché fanatica del digitale, non riesco a dedicarmi ad una qualsiasi idea senza aver prima riversato le mie sensazioni in un disegno su carta. M’incuriosisce il "diverso" e sono continuamente alla ricerca della novità, sebbene le mie modalità di espressione siano indiscutibilmente specchio della mia Sicilia, fatta di pietra e di mare. Nel futuro acquisirò sempre maggiori competenze tecnologiche allo scopo di soddisfare esigenze nuove e di nutrire la mia creatività, portando indosso il bagaglio di contraddizioni che mi caratterizza.

Ritenete di avere uno stile specifico?

Come tutti. Ma proviamo a manipolarlo, per adattarlo ai diversi ambienti. Il nostro lavoro ci porta a confrontarci con stili di vita e fasce di prezzo differenti, ma noi dobbiamo essere gli stessi in ogni occasione.

Quali sono i vostri riferimenti nel mondo del design?

Proviamo ad imparare da Le Corbusier, da Alvar Aalto, dai coniugi Eames, da Achille Castiglioni, da Bruno Munari e da Enzo Mari, perché amiamo i loro progetti. Ciò nonostante tentiamo di tenerci informati sulle nuove tendenze e sulle figure emergenti contemporanee che con la loro sperimentazione approdano a nuove forme, materiali e mezzi di comunicazione, investendo tutte le correnti, dal minimale giapponese allo stile nordico.



Come valutate l'architettura ed il design odierni?

Del design contemporaneo ci affascina il tentativo di ridurre al massimo gli sprechi di materiale, una sfida se l'obiettivo primo è comunque raggiungere la bellezza. Allo stesso modo, apprezziamo l'architettura che prova a sfruttare le risorse locali e realizza edifici a basso consumo energetico.

Come raccogliete le vostre ispirazioni?

Per lavoro disegniamo arredi, pertanto abbiamo la necessità di studiare per aggiornarci e di confrontarci con le aziende con le quali collaboriamo perché le nostre soluzioni rispecchino la fattibilità industriale. Ci facciamo ispirare da tutto quello che c'è intorno a noi, dalla nostra formazione e dai nostri modi diversi di vedere ed interpretare le cose e il mondo.

Come avete appreso l'esistenza del contest Restile?

Essendo sempre alla ricerca di nuove sfide ed esperienze, cerchiamo di tenerci sempre aggiornati seguendo i classici portali dedicati ai concorsi, da cui abbiamo appreso l’esistenza del contest.

Perchè avete deciso di partecipare?

Letto il bando ci siamo subito appassionati all’idea di partecipare ad un concorso di design che non fosse il classico oggetto d’arredo. Abituati a relazionarci con il settore del mobile trovavamo piacevole ed originale l’argomento progettuale sul quale cimentarci.


 

Avete trovato l’esperienza interessante/stimolante?

Ci siamo subito immersi in questa avventura, ed è risultata da subito stimolante e avvincente la sfida progettuale rivolta ad un elemento arredativo così comune alla nostra cultura abitativa quale una mattonella. Il nostro interesse si è subito sviluppato per poter dare una nuova fisionomia alla forma regolare e squadrata, cercando un pattern che potesse renderla unica e versatile. 


Quali sono le vostre aspettative?

Le nostre aspettative sono quelle di poterci addentrare sempre più in questo settore, cercando di comprendere a pieno le logiche di industrializzazione del prodotto per poi darne una visione innovativa. 


Quali sono i motivi ispiratori e le caratteristiche del vostro progetto?

Abbiamo cercato di dare una prospettiva diversa nell’utilizzo della pavimentazione comune, cercandone di valorizzare l’effetto visivo generale in prospettiva della posa in opera. Il risultato è Penelope, una complessa trama che si dirada e si infittisce dando la possibilità di sviluppare temi specifici per ogni tipologia di ambiente. Abbiamo lavorato per produrre una mattonella che fosse accattivante nelle forme e nelle riflessioni, che potesse variare nella percezione dell’utente in base alla posizione della luce. Il nostro obiettivo era difatti quello di concentrarci sul risultato finale, cercando di creare una mattonella commerciabilizzabile e di largo utilizzo applicativo.

 

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