Gianluca Carraro

Gianluca Carraro

Raccontaci qualcosa di te: chi sei, la tua storia, perché ti sei avvicinato al mondo dell'architettura e del design?

Mi chiamo Gianluca Carraro e mi sono sono laureato alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano nel 2012. Quando mi sono iscritto non avevo assolutamente idea di quello che stessi facendo, come credo accada per la maggior parte dei neo-diplomati che devono scegliere cosa fare del proprio futuro: l'unica cosa di cui ero certo è che volevo intraprendere un percorso di studi che mi avvicinasse, almeno in parte, alle discipline artistiche. Solo dopo ho capito che cos'è la figura e il compito di un designer e ho deciso che era quello che volevo fare nella vita. Disegnare prodotti mi permette di soddisfare la mia grande curiosità e pulsione creativa e credo che non ci siano molti altri mestieri che concedano una simile opportunità.

Ritieni di avere uno stile specifico?

Non credo di seguire uno stile preciso nel progettare e forse è anche bene non farlo, meglio rimanere aperti a ogni possibile evoluzione. Sono innumerevoli gli argomenti che mi stanno a cuore nel progettare, ma ogni volta si ha la possibilità di esplorarne bene solo alcuni. Penso però che un prodotto rifletta anche il carattere di chi lo progetta e maturando come progettista è forse inevitabile sviluppare dei tratti progettuali riconoscibili.

Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo del design?

La lezione più importante l'ho imparata dai grandi maestri del design italiano, sono prima di tutto un esempio etico: i loro progetti contengono la loro visione utopica del mondo, per questo sono eterni. Penso che un tale approccio etico alla progettazione sia l'unico modo per sfuggire alle mode. Enzo Mari è l'esempio più grande in tal senso a mio parere. 



Come valuti l'architettura ed il design odierni?

Quello che non riesco a vedere nel design e nell'architettura di oggi è questa tensione utopica, manca quella voglia di disegnare un mondo nuovo e migliore. Il fenomeno che trovo più interessante nel mondo del design oggi è l'autoproduzione, soprattutto quando legato al recupero e alla valorizzazione dell'artigianato. In molti casi è un fenomeno con molti limiti, ad esempio spesso non riesce a creare il giusto rapporto qualità-prezzo, ma è interessante perché in un momento di crisi economica permette di ridiscutere i meccanismi della produzione. 

Come raccogli le tue ispirazioni?

Le mie ispirazioni vengono semplicemente da continua ricerca e studio di quello che è stato progettato finora. Sono molto curioso e istintivamente mi informo sulle cose più disparate. Raccolgo tutte le immagini che in qualche modo mi ispirano idee nuove, che possono essere foto, illustrazioni, sculture ecc. e senza che me ne sia accorto ho creato un archivio immenso e in continua espansione.

Come hai appreso l'esistenza del contest Restile e perché hai deciso di partecipare?

Cerco continuamente nuovi concorsi e cerco di partecipare a tutti quelli che mi sembrano interessanti, credo che possano essere un buona opportunità  per un giovane designer. Fortunatamente ci sono molti siti internet che forniscono una pubblicazione costante di concorsi ed è così che mi sono imbattuto in quello di Mirage, che mi è sembrato subito stimolante e serio. 

Quali sono i motivi ispiratori del tuo progetto?

Ero rimasto affascinato da due tecniche della tradizione giapponese: la prima è chiamata “Boro”, che estetizza il riutilizzo di scampoli di tessuto; la seconda, “Sashiko”, è la tecnica per cucirli insieme.
Ho subito pensato che sarebbe stata molto interessante una contaminazione culturale tra questa estetica e la tradizione occidentale, più tecnologica, del gres porcellanato. In più l'estetica alla base di questa tradizione giapponese mi offriva la possibilità di utilizzare un segno grafico molto spontaneo che mantenesse un legame con la realtà e la tradizione, ottenendo un disegno che non fosse arbitrario e fine a se stesso.


 

Quali sono le tue aspettative per il prossimo futuro?

Mi piacerebbe molto che questo progetto possa continuare a evolversi, credo che offra molti spunti di esplorazione e possa essere sviluppato in diverse direzioni; continuare la collaborazione con Mirage per vedere un giorno in commercio il mio lavoro sarebbe una grandissima soddisfazione. 


Più in generale, quali sono i tuoi sogni, aspirazioni, progetti?

Al momento sono solo all'inizio della mia carriera e collaboro con progettisti più affermati. Parallelamente  nel tempo libero che mi rimane collaboro con un mio ex compagno di studi, Andrea Balzano, e insieme stiamo cercando di avviare un nostro piccolo studio: abbiamo sviluppato insieme diversi progetti di grafica e cerchiamo di trovare la nostra strada nel mondo del design di prodotto.
I nostri lavori sono visibili sul nostro sito www.balzano-carraro.com


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