Martina Malomo & Francesca Scipioni

Martina Malomo & Francesca Scipioni

Raccontaci qualcosa di te: chi sei, la tua storia, perché ti sei avvicinato al mondo dell'architettura e del design?


Martina Malomo

Mi chiamo Martina, sono una designer, mi ritengo una persona solare e preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno, soprattutto se è di design! La mia aspirazione è vedere i miei progetti prendere corpo e che questi possano emozionare le persone che ne usufruiranno, è questa la ragione che mi spinge a migliorarmi giorno dopo giorno come designer. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a produrre quello che io considero il buon design: prodotti funzionali ma con un forte valore estetico, semplici e non complicati, in grado di raccontare una storia, di produrre emozioni e generare nuove esperienze. Mi faccio ispirare da tutto ciò che mi circonda cercando di vedere e scoprire il mondo con gli occhi curiosi e desiderosi di sapere della bambina che è in me. Amo progettare e non vorrei mai smettere di farlo.

Francesca Scipioni
Mi chiamo Francesca Scipioni e sono un architetto con un forte interesse per il disegno. L'illustrazione, il fumetto, come anche la musica sono passioni che mi accompagnano fin da quando sono piccola e rappresentano per me una continua fonte di ispirazione. La mia aspirazione professionale è di operare non solo nel campo dell'architettura, come da mia formazione, ma di poter esprimere la mia creatività e progettualità anche attraverso la grafica, l'illustrazione e il design; mi sto dedicando con massimo impegno a queste discipline, con l'ambizione di vedere concretizzati i miei progetti e le idee attreverso i quali emergono il mio stile e il mio personale modo di vedere il mondo che mi circonda. Fondere le mie passioni con la mia professione. Per ora, sto cercando di non tenere troppi sogni nel cassetto ma di raggiungere poco a poco e con molta pazienza singoli obiettivi.

Ritieni di avere uno stile specifico?


Martina Malomo

No perché ritengo che il design non debba seguire degli stili ma rispondere ad esigenze estetiche e funzionali contestualizzate nell'ambiente e nel periodo storico in cui opera. Penso che il design debba essere in grado di tradurre i bisogni estetici, emozionali e funzionali delle persone in prodotti belli, semplici, confortevoli, stimolanti, in grado di entrare a far parte della vita di chi li possiede.

Francesca Scipioni
No, e in fondo non credo sia qualcosa di necessariamente positivo. Credo che il lavoro di ogni progettista sia frutto della propria osservazione, del proprio gusto e della propria sensibilità, ma personalmente cerco di non focalizzare la mia attenzione sulla ricerca di una particolare cifra stilistica, quanto piuttosto di rispettare alcuni principi importanti da cui cerco di farmi guidare.


Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo del design?


Martina Malomo

Bruno Munari è certamente un mio grande riferimento soprattutto per quanto riguarda il metodo progettuale esposto nel libro "Da cosa nasce cosa" del 1981, partire da un problema per arrivare ad una soluzione: "Il problema non si risolve da solo ma contiene però tutti gli elementi per la sua soluzione, occorre conoscerli e utilizzarli nel progetto di soluzione". Considero tutto il suo lavoro, soprattutto quello rivolto ai bambini, una guida fondamentale per me come progettista.

Francesca Scipioni
Avendo una formazione di tipo architettonico, i miei primi riferimenti nel mondo del design sono stati anzitutto i grandi maestri del '900, da Gropius a Mies van der Rohe. Ho sempre guardato con grande ammirazione verso quei progettisti che hanno dimostrato di possedere doti di versatilità e considero un insegnamento importante l'approccio ad una progettazione a tutto tondo.


 

Come valuti l'architettura ed il design odierni?


Martina Malomo

Ritengo che i recenti sviluppi tecnologici e produttivi possano permettere sia all'architettura che al design di generare spazi e oggetti in grado di far vivere le persone in equilibrio con la natura, in armonia con gli altri, di emozionare e affascinare, di semplificare le azioni quotidiane. Credo che gli sforzi in entrambi i settori verso l'innovazione si stiano direzionando in questo senso, anche se questo comporta grandi investimenti nella ricerca e nello sviluppo ma anche cambiamenti culturali.

Francesca Scipioni
Stili, processi e metodologie progettuali sono sempre stati frutto del proprio tempo e strettamente connessi a dinamiche di tipo socioculturale, ma nell'epoca che stiamo vivendo si assiste al cambiamento in tempo reale e non si ha il tempo di metabolizzarlo. Gli atteggiamenti verso tale circostanza sono molteplici, sto pensando ad esempio ai concetti di co-design, di slow design o di design democratico.
In generale credo che l'azione progettuale abbia origine anzitutto da un'esigenza e che, pertanto, sia sempre auspicabile un approccio al progetto, sia esso cucchiaio o città, che tenti di soddisfare quel bisogno in modo onesto, ricercando il più possibile soluzioni che racchiudano un valore estetico e funzionale.


Come raccogli le tue ispirazioni?


Martina Malomo

Mi lascio ispirare da tutto ciò che mi circonda, che ho visto in un film o letto in un libro, quando trovo quello che stavo cercando cerco di decontestualizzarlo e di osservarlo da altri punti di vista dandogli una nuova valenza e nuovi significati, da qui ha inizio la fase creativa nei miei progetti.

Francesca Scipioni
Può sembrare una banalità, ma qualunque cosa può diventare fonte di ispirazione.  Nel mio caso il processo creativo può partire dalla trasformazione, dalla combinazione di elementi o parti di essi; dalla reinterpretazione di un oggetto, di un materiale;  o semplicemente da un'immagine che cattura la mia attenzione. 


Come avete appreso l'esistenza del contest?

Entrambe facciamo parte dello studio di progettazione Open* living solutions, l'architetto Francesca Scipioni in qualità di direttore della comunicazione, ed io come tirocinante vista la mia specializzazione in product design.
Abbiamo sentito l'esigenza di confrontarci con un contest progettualmente stimolante e che avesse risonanza e credibilità nel mondo del design.
Da una ricerca su noti portali di design e architettura, abbiamo trovato il Restile Contest e capito da subito che le richieste corrispondevano alle nostre attuali esigenze di progettazione e alla linea dello studio, che si occupa tra l'altro di architettura di interni e ha una ampia conoscenza dei materiali di finitura.

Perchè avete deciso di partecipare?

La sfida concettuale ed estetica di riuscire a progettare una piastrella innovativa attraverso una reinterpretazione dei materiali indicati era stimolante più che altro perché applicata al grès porcellanato, materiale sul quale si è già sperimentato moltissimo.
Oltre a questo, il fatto di aver avuto la possibilità di operare all'interno dello studio di cui facciamo parte e proporre una nostra idea ci ha stimolato molto a partecipare.

 

Avete trovato l'esperienza interessante/stimolante?

Il nostro lavoro all'interno di Open* ci spinge quotidianamente a dover studiare ed aggiornarci su alcuni materiali e/o prodotti che diventeranno parte integrante degli ambienti e degli spazi che progettiamo. Nessuna di noi si era mai confrontata con un tema progettuale di questo tipo, per entrambe è stata sicuramente un'esperienza interessante e formativa poiché ci ha spinto a conoscere da vicino e a confrontarci con un materiale affascinante e versatile come il grès.


Quali sono le vostre aspettative?

Il nostro desiderio è quello di trovare Lamerai all'interno del catalogo Mirage e poterlo un giorno utilizzare negli spazi progettati da Open*, la nostra ambizione è quella di poter collaborare con prestigiose aziende come la Mirage.


Quali sono i motivi ispiratori e le caratteristiche del vostro progetto?

L'ispirazione per la collezione Lamerai in grès porcellanato proviene da suggestioni marcatamente urbane. I materiali di partenza, la lamiera antiscivolo (o bugnata) e il cemento, sono stati ripensati insieme e utilizzati entrambi nella rielaborazione di un prodotto innovativo che riproduce il caldo sapore industriale tipico di un loft metropolitano.  Il riferimento formale ed estetico proviene dall'astrazione dell'elemento bugnato della lamiera che, da una connotazione funzionale e tecnica, viene ripensato per il suo valore estetico e decorativo.
Il processo di 'raffinazione' estetico e materico proposto passa attraverso la fusione con un altro materiale povero, il cemento, la cui texture superficiale è stata combinata col metallo per creare un materiale ibrido, in grado di produrre un'esperienza estremamente piacevole sia al tatto che alla vista. A livello tattile lavorando sul trattamento superficiale che ripropone un ricordo dei rilievi delle lamiere bugnate ma in forma più morbida e levigata; a livello visivo sperimentando un approccio di sintesi grafica che decontestualizzando l'elemento decorativo della lamiera lo riduce ad un pattern cromatico in cui le diverse colorazioni si combinano tra loro.
Il risultato è quello di un'ampia serie di variazioni cromatiche e superficiali da poter utilizzare singolarmente o per creare combinazioni uniche e originali.
Nel dettaglio dunque, la collezione è composta da due decori in rilievo (Mandorlato e Puntinato) ottenute per pressatura su fondo in tinta unita e da due fondi che presentano decori grafici identici per forma ai rilievi ma ottenuti tramite la combinazione delle diverse colorazioni a contrasto. Nei fondi, i decori grafici hanno scala doppia rispetto ai rilievi. Le quattro colorazioni proposte (Beige, Ruggine, Grigio, Antracite) sono state selezionate tra le tante sfumature naturali tipiche dei metalli e applicate su una superficie opaca, che imita quella del cemento, in modo da evitare l'effetto metallizzato.


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