Matteo Cecconi

Matteo Cecconi

Raccontaci qualcosa di te: chi sei, la tua storia, perché ti sei avvicinato al mondo dell’architettura e del design?

Sono nato a Torrita di Siena, un piccolo paese di provincia dove attualmente vivo ed esercito la professione di architetto. Dopo gli studi e la maturità classica nel 2004 mi sono iscritto alla Facoltà di Architettura di Firenze, conseguendo la laurea con la tesi Ridwân - Moschea e centro culturale islamico a Firenze.
Il mio interesse per l'architettura l’ho ereditato da mio padre, ingegnere, e da mio nonno, un muratore affamato di cultura.
Sono praticamente cresciuto in questo ambiente di cui, in tutta sincerità, non avevo compreso il senso profondo. Solo dalla realtà universitaria e in particolar modo dal Prof. F. Arrigoni ho appreso il significato di Architettura. L’avvicinamento al mondo del design è stata la diretta conseguenza di questo mio percorso. E’ venuto quasi del tutto naturale e necessario affrontare il disegno di oggetti ed elementi da impiegare all’interno delle mie progettazioni.

Ritieni di avere uno stile specifico?

No, non ho uno stile specifico, o meglio, non ho affatto uno stile. Quello che cerco di sviluppare nel lavoro è un metodo, tanto nella ricerca che nella progettazione. Trovo limitante fermarsi ad un repertorio di caratteri definiti da usare in tutte le loro declinazioni.

Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo del design?

Non ho riferimenti ben precisi, principalmente guardo ai prodotti la cui progettazione è stata affrontata attraverso un lavoro per sottrazione senza però cadere necessariamente nel minimalismo. Sono portato ad osservare quegli oggetti che trovano la loro compiutezza nella semplicità; parlo del design nord-europeo, di quello giapponese o più in generale orientale. In particolar modo mi attrae il binomio “purezza della forma-complessità materica”.

 

Come valuti l’architettura ed il design odierni?

Il panorama che si prospetta oggi nei campi di architettura e design è molto vasto e vario. E' complicato, forse riduttivo, avere una visione d'insieme di queste discipline.
Senza dubbio è evidente che queste due "etichette" vengono attaccate con troppa leggerezza a troppi prodotti, siano essi edifici o oggetti di uso quotidiano.
Ovunque si parla di design e architettura senza però capire fino in fondo quali sono le dinamiche che portano un prodotto ad essere definito come tale. Spesso ci troviamo di fronte ad una semplice spettacolarizzazione dell'oggetto, a specchietti per le allodole che, camuffati da gesti senza posa, generano soltanto mercato e vendite.
Nel design, come nell'architettura, il procedimento è molto più complesso e laborioso, caratterizzato da ragionamenti profondi e non da superficiali manierismi. Nella grande varietà che compone il mondo dell'architettura e del design, forse è questa la valutazione principale sull'argomento.


Come raccogli le tue ispirazioni?

Resto semplicemente aperto ad ogni input. Osservo quello che mi circonda, dagli elementi naturali alle opere dell'uomo, anche le più recenti. Trovo necessario imparare da ogni singolo episodio, anche dal superfluo, per poi raccogliere l'essenziale con un lavoro "certosino".
Se è vero che il passato ha molto da insegnare, è altrettanto vero che si può imparare molto anche dal presente, senza demonizzarlo; la difficoltà in tal caso sta solo nell'avere l'intuizione per saper distinguere ciò che è giusto e ciò che invece non lo è, non essendo stato ancora comprovato dal tempo.


Come hai appreso l’esistenza del contest Restile e perché hai deciso di partecipare?

Sono venuto a conoscenza del contest Restile attraverso il portale web di architettura Europaconcorsi.it. La richiesta di un prodotto che reinterpretasse in chiave contemporanea tecniche e materiali tradizionali mi ha spinto a partecipare al concorso.

Quali sono i motivi ispiratori del tuo progetto?

Il progetto trae ispirazione dalle antiche lavorazioni mosaicate del cocciopesto; un impasto omogeneo a grana fine costituisce la base della lastra su cui sono inserite le tessere in pietra. Tale pattern decorativo annulla visivamente l’effetto di separazione tra gli elementi dato dalle fughe producendo un effetto di continuità nella posa del pavimento e conferisce alla pavimentazione quella sensazione di amalgama senza interruzioni propria del cocciopesto.

 

Quali sono le tue aspettative per il prossimo futuro?

In tutta sincerità non so cosa aspettarmi. Non amo molto rinchiudermi in schemi predefiniti, la mia curiosità me lo impedisce. Probabilmente valuterò ogni occasione che si presenterà.


Più in generale, quali sono i tuoi sogni, aspirazioni, progetti?

Molti sono i sogni ed i progetti per il futuro; primo su tutti quello di diventare un buon architetto, di recuperare quell’aspetto artigianale, ormai quasi del tutto perso, che ha caratterizzato da sempre i progettisti.
Da qui nasce il proposito di approfondire maggiormente e in tutte le sue declinazioni la progettazione di oggetti  che possano integrare o semplicemente affiancare la progettazione architettonica, di gestire in ogni suo aspetto e a scale differenti un progetto, al fine di ottenere Architetture più complete e controllate.


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